# Verdetto rapido
PayPal vende una cosa che nessun concorrente ha: la fiducia di chi compra. Chi non vuole inserire la carta su un sito che non conosce paga con PayPal, e questo per certi pubblici è la differenza fra una vendita e un carrello abbandonato. Il conto lo si paga in commissioni: 3,40% + €0,35 sui pagamenti commerciali italiani (verificato sul listino ufficiale alla data in testa), più che il doppio di Stripe, con dispute e chargeback dai 15 ai 30 euro. Nessun canone sul servizio standard.
# Punteggi
# Pro e contro
// pro
- Riconosciuto da tutti: chi compra si fida senza inserire la carta
- Attivazione immediata, nessuna integrazione tecnica necessaria
- Copre anche gli incassi fra privati e i pagamenti in negozio con QR
// contro
- Commissioni più che doppie rispetto a Stripe sui pagamenti italiani
- Dispute e chargeback costano dai 15 ai 30 euro ciascuno
- Il cambio valuta è meno favorevole del mercato
# Approfondimento
PayPal è il sistema di pagamento che tua zia conosce. Detto meno bruscamente: è l’unico marchio del settore che un compratore riconosce e di cui si fida abbastanza da non aver bisogno di fidarsi di te. Per chi vende a un pubblico non tecnico, quella riconoscibilità ha un valore misurabile in conversioni.
Il prezzo della fiducia
Il listino ufficiale italiano è chiaro e va guardato in faccia: 3,40% + €0,35 sui pagamenti commerciali nazionali, con l’aggiunta di 1,29% per gli incassi dal Regno Unito e 1,99% dal resto del mondo. Su cento euro incassati restano circa 96,25. Non c’è canone mensile sul servizio standard, il che mantiene l’attivazione a rischio zero.
Poi ci sono i costi che non compaiono nella tabella principale e che vale la pena mettere in conto: una disputa costa 15 euro (30 per chi ne riceve molte), un chargeback dai 15 ai 20, e la quota fissa non viene restituita quando rimborsi un cliente. Su un prodotto da 10 euro, tra percentuale e fisso PayPal trattiene circa il 7%.
La collocazione nel catalogo
La domanda giusta non è “PayPal o no”, ma “PayPal anche”: molti negozi lo affiancano a un incasso con carta più economico, lasciando scegliere al cliente. Se stai decidendo da dove partire, il confronto con Stripe mette in fila le due commissioni e i due pubblici. E ricorda che, come per Stripe, incassare non è fatturare: la fattura elettronica resta compito di un software come Fatture in Cloud.
# Piani e prezzi
A consumo
- Nessun canone sul servizio standard
- 3,40% + €0,35 sui pagamenti commerciali italiani
- +1,99% sui pagamenti extra-UE
Prezzi verificati il 26 luglio 2026, IVA esclusa salvo diversa indicazione.
# Per chi è (e per chi no)
▸ scegli paypal se
Vendi a un pubblico che vuole pagare con un marchio che conosce, e preferisci l'immediatezza al risparmio sulle commissioni.
▸ guarda altrove se
Incassi volumi importanti e ogni punto percentuale conta: Stripe costa meno della metà sulle carte italiane.
# Alternative a PayPal
# FAQ
Quanto trattiene PayPal su un incasso italiano?
3,40% più €0,35 fissi sui pagamenti commerciali standard: su 100 euro sono circa 3,75 euro. Esistono tariffe più basse per casi specifici — pagamenti con QR in negozio, o incassi da chi non ha un account PayPal — ma quella standard è la percentuale che si applica alla maggior parte delle vendite online.
Conviene più di Stripe?
Sul prezzo no, e non di poco: Stripe chiede 1,5% + €0,25 sulle carte europee. PayPal conviene quando la fiducia nel marchio aumenta le conversioni più di quanto costi la differenza di commissione — un calcolo che dipende dal tuo pubblico, non dalla tabella dei prezzi. Il confronto dedicato entra nel dettaglio.
Quali costi nascosti ci sono?
Tre da conoscere: le dispute costano 15 euro (30 per i venditori ad alto volume di contestazioni), i chargeback 15-20, e la quota fissa di €0,35 non torna in caso di rimborso. Sui micro-pagamenti l'incidenza percentuale diventa alta.
Questa recensione si basa su un test diretto?
No: analisi documentale sul listino ufficiale italiano, verificato alla data in testa. Metodo dichiarato, come da metodologia.